
Secondo il testo approvato ieri dai deputati dell’Europarlamento, le normative esistenti che si applicano alle piattaforme online devono essere aggiornate all’era digitale. Che di per sé non è sbagliato. Per rafforzare la protezione dei consumatori e della privacy e, allo stesso tempo, sviluppare il potenziale delle piattaforme online, i deputati vogliono che la Commissione investighi e relazioni su possibili abusi di algoritmi che possano causare discriminazione, concorrenza sleale e violazioni della privacy. Il testo contiene anche altre richieste per la Commissione, tra le quali la definizione delle procedure di notifica e di rimozione dei contenuti testuali o multimediali illegali e l’analisi di possibile ulteriore legislazione la diffusione di contenuti falsi. Le stesse piattaforme online dovranno prendere alcune misure per assicurare il rispetto della privacy degli utenti e informazioni accurate, per contrastare le fake news e combattere la pubblicazione di materiali e contenuti falsi autoregolamentandosi.
Tra i più solerti in proposito spicca al momento Mark Zuckerberg che pare stia lavorando alacremente per dotare Facebook degli strumenti necessari alla lotta contro le fake news. L’annuncio di Zuckerberg è stato ovviamente affidato al profilo personale Facebook dello stesso ideatore: “Stiamo iniziando un nuovo blog su una “difficile questione” per discutere apertamente i grandi problemi della società sollevati dai social media”. Grandi sforzi che prevedono, come da invito dello stesso Mister Facebook, anche la collaborazione degli utenti. Ma tutto ciò risulta ad oggi ben più che una “difficile questione” e rischia di trasformarsi in una nuova epoca degli untori. Solo che in questo caso gli untori possono anche essere virtuali, ma le conseguenze potrebbero trasformarsi in reali e fisiche. In qualche modo sarebbe come pretendere che un cittadino al bar e nel proprio tempo libero non possa sproloquiare con gli amici, magari raccontando una “barzelletta sporca”.
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