
La Sala Operativa di Combattimento di ISIS (IFOR, ndr) e il gruppo Wadi Salafist hanno annunciato venerdì il loro pieno controllo su Sabratha dopo più di due settimane di scontri pesanti contro la Brigata 48. L’IFOR ha dichiarato in una dichiarazione che “i gruppi terroristici” sono stati sconfitti e l’immigrazione clandestina è finita, salutando il Consiglio presidenziale per il suo sostegno alla loro guerra al “terrore”.
Forse c’è una spiegazione semplice alle partenze di migranti recentemente registrate nel Mediterraneo centrale e nel porto di Catania con gli ultimi arrivi pari ad oltre 800 subsahariani salpati da Sabrata: lo “Zio” non è più il boss indiscusso di Sabrata e la Libia è di nuovo lontana dagli accordi locali. La Brigata 48 sarebbe stata sconfitta quindi dopo circa tre settimane di scontri con la Brigata Wadi e l’IFOR. Entrambe più vicine alla forza cirenaica rappresentata dal generale Haftar che alla vicina capitale Tripoli di Sarraj. Al di la delle dichiarazioni ufficiali sulla vicinanza della Brigata Dabbashi ai terroristi dell’Isis, pare che il motivo principale dietro gli scontri era proprio il controllo del traffico di migranti.
Dalle testimonianze raccolte dal “The Libya Observer”, i combattenti salafiti hanno anche bruciato le case dei miliziani della Brigata 48 dopo averli sconfitti sul campo. Secondo il Consiglio Municipale di Sabrata i miliziani della Brigata 48 dei Dabbashi proteggevano i terroristi dell’Isis. Il combattimento tra la Sala Operativa di Combattimento di ISIS e Brigata del Martirio Anas Dabbashi , meglio nota come “Brigata 48″, è scoppiato a Sabrata il 17 settembre e si sarebbe conclusa ieri con l’annuncio di quella milizia, l’IFOR, costituita da ex ufficiali dell’esercito e sostenuta dal gruppo di militanti salafiti della”Brigata Wadi”.
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