Non si fermano gli sbarchi a Lampedusa ed il flusso tunisino adesso preoccupa

Quasi 700 migranti tunisini nell'Hotspot di Lampedusa ed arrivi di nuove barche ad ogni ora. A rilento i trasferimenti dall'isola ed insufficienti gli accordi di rimpatrio proporzionati al nuovo flusso migratorio

L’aggiornamento degli arrivi di tunisini sull’isola è ormai un continuo ed in certi casi si perde anche il conto tra arrivi autonomi e barche bloccate dalle autorità. Ieri sera al Molo Favarolo sono sbarcati dalle motovedette 150 migranti che i guardacoste hanno bloccato nelle vicinanze dell’isola su tre barche. Barche da 30, da 40, barche da 80 e di tutte le taglie disponibili in Tunisia. Alle prime luci dell’alba di oggi un piccolo peschereccio ha ormeggiato sotto la finestra della Capitaneria di Porto e dal legno sono scesi circa 50 migranti poi fermati dalle Forze dell’ordine e condotti presso l’Hotspot. Poco più tardi la motovedetta dei Carabinieri fermava un barchino in resina con una decina di harragas tunisini e li conduceva al Molo Favarolo mentre i guardacoste classe 300 della Settima Squadriglia Guardia Costiera provvedeva a fermare e scortare altre barche di giovani migranti nordafricani. Le operazioni sono tutt’ora in corso.

L’Hotspot di Lampedusa ha ormai doppiato la propria capienza reale. All’interno della struttura di Contrada Imbriacole si va per i 700 ospiti, a fronte di una capienza di 270 posti, giunti sull’isola tutti negli ultimi tre giorni. Tutti, o quasi, di nazionalità tunisina e di età media compresa tra i 16 ed i 25 anni. L’esodo di una generazione che tanto ricorda quella registrata nel 2011 con la caduta del regime di Ben Alì. In Tunisia adesso il presidente è Beji Caid Essebsi, ma sembra che le cose non siano cambiate molto. Anzi, pare che Essebsi voglia proprio ristabilire il regime autoritario che vigeva all’epoca di Ben Alì. Ne è la prova quella “Legge di riconciliazione” con cui la Tunisia ha scarcerato quei funzionari pubblici corrotti di cui l’ex tiranno, poi costretto alla fuga, si avvaleva per mantenere lo status quo nel Paese a vantaggio degli affari di famiglia.

La gestione del flusso migratorio in Italia non è un deterrente per gli harragas tunisini. Piuttosto inizia ad apparire un fattore attrattivo. Gli ordini di allontanamento dal territorio, sempre più frequenti, per i giovani migranti risulta un vantaggio che gli consente di risparmiare miglia di navigazione con l’approdo a Lampedusa invece che in Sicilia e di ricevere successivamente un “passaggio” fino alla terraferma dove gli verrà “ordinato” di tornare a casa. Niente di più comodo per quanti di rispettare regole, o ordini, non ha proprio voglia. Per quanto il flusso espresso in dati percentuali appaia irrisorio, la concentrazione in breve tempo delle partenze dalla Tunisia risulta un potenziale preludio ad una emorragia generazionale del vicino Stato nordafricano. Rischio non negato dal ministro dell’Interno che in conferenza al Comitato Schengen della Camera ha definito la crescita del flusso tunisino “impetuosa”.

(In copertina una foto di repertorio con un barcone tunisino scortato verso il porto di Lampedusa dalla Guardia Costiera)

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