
Nella mattinata odierna, militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Varese e personale della Squadra Mobile della Questura di Milano, proseguendo nello sviluppo delle indagini condotte nell’ambito dell’operazione denominata “Security” – che nel maggio del corrente anno aveva già portato all’esecuzione di misure cautelari personali a carico di 15 soggetti, a vario titolo accusati di far parte di un’associazione per delinquere che ha favorito gli interessi, in particolare a Milano e provincia, della famiglia mafiosa catanese dei “Laudani” – hanno dato esecuzione all’Ordinanza di Custodia Cautelare in carcere, emessa dal G.I.P del Tribunale di Milano, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia a carico del commercialista foggiano Massimo Ruggiero Curci, per l’ipotesi di autoriciclaggio.
Nel contesto del procedimento penale, relativamente al “filone pugliese” degli indagati, erano già emerse condotte illecite del commercialista Massimo Ruggiero Curci che risultava referente di un sistema di evasione fiscale e contributivo basato su indebite compensazioni di crediti tributari. Curci, quale promotore del sistema evasivo smascherato, risultava aver ricevuto illeciti compensi in denaro contante – accertati per oltre 600.000 euro – da parte di società riconducibili ad Antonio Saracino, Giuseppe D’Alessandro, Antonino Catania e Luigi Sorrenti, i quali avevano gestito in modo fraudolento una serie di cooperative operanti nel settore della logistica e dei trasporti svuotandone con artifizi i conti correnti. I primi tre, Saracino, D’Alessandro e Catania, erano stati arrestati il 12 luglio in esecuzione di misura cautelare emessa dal G.I.P. di Milano.
Massimo Ruggiero Curci aveva autoriciclato parte del denaro ricavato a titolo di compenso per il proprio ruolo nella frode e finanziato per importi rilevanti – relativamente alle stagioni 2015/2016 e 2016/2017 – il Foggia Calcio del quale il commercialista era indirettamente, fino al maggio 2017, socio al 50% e vicepresidente (carica tutt’oggi rivestita a titolo onorario). Le iniezioni economiche del vicepresidente del Foggia Calcio venivano utilizzate “per il pagamento in nero degli stipendi”, come attesta l’Ordinanza d’arresto firmata dal G.I.P. del tribunale di Milano.
Al fine di procacciarsi provviste “a nero” di denaro contante, il sodalizio formato da Saracino, D’Alessandro, Catania e Sorrenti si era rivolto ad un soggetto di origini napoletane residente nel comune lecchese di Verderio, il quale, a fronte di fatture riferite ad operazioni inesistenti emesse per il tramite di cooperative di comodo amministrate da ulteriori due soggetti prestanome, riceveva il pagamento delle stesse tramite bonifici bancari. Successivamente spalmava il denaro su più conti correnti riconducibili alle citate cooperative di comodo al fine di distrarre dai relativi conti correnti le disponibilità finanziarie, restituendole così al sodalizio, decurtato del 6% per il trattenimento della provvigione.
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