
Riuscire a parlare contemporaneamente di disabilità, bullismo e migrazione è stato l’obiettivo che si è dato Giovanni Di Lorenzo, che non è semplicemente un medico appassionato di fotografia. Giovanni ha deciso che la fotografia poteva essere un ottimo strumento per parlare di prevenzione, di cura e di malattia. Poi, un giorno, la Croce Rossa chiede a Giovanni di andare a Porto Empedocle, in occasione di uno sbarco. Non come medico, ma come fotografo. Racconta Di Lorenzo: “Mi sono guardato alle spalle e ho visto, una trentina di metri più indietro, al di là delle transenne, i fotoreporter ufficiali e i video operatori di tutte le televisioni. Mi sono reso conto che mi trovavo in una posizione privilegiata. Era un’occasione che non potevo e non volevo perdere. Più volte ho avuto l’impulso di riporre la macchina fotografica e fare il mio vero lavoro, quello del medico, ma mi sono reso conto che il personale sanitario che circondava i migranti e me, si muoveva con abilità.”
Un’opera complessa, che si basa su un presente lavoro scenografico che, grazie alle fotografie di Di Lorenzo e a un impianto scenografico che ben rende il senso di profondità, creando piani visivi diversi per lo spettatore, non tipicamente teatrali, accompagna, attraverso un ben coordinato corpo di ballo lo scorrere degli eventi che caratterizzano la vita e la scelta di Said. Testi e regia di Ivan Giumento, ben narrati da Nicola Puleo, si saldano alle coreografie create da Leon Cino e Ernesto Forni per il “Trinacria Dance Company”.
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