
In comune hanno la passione per la musica e il travaglio del lungo viaggio che li ha portati dall’Africa sino a Palermo. Manneh Sarjo, originario del Gambia, Abdoulaye Cissoko, Sakho Yankhoba e Ismaila Kouyate, che ha compiuto diciotto anni lo scorso 11 gennaio, provenienti dal Senegal, si sono ritrovati a Palermo nel marzo del 2016, dopo un lungo viaggio a piedi e con mezzi di fortuna seguito da una terribile traversata del Mediterraneo centrale come altre migliaia di loro connazionali. Al momento dell’arrivo nel capoluogo siciliano i ragazzi avevano tra i sedici e i sedici anni e mezzo, ed erano tutti richiedenti asilo per motivi umanitari. Sono stati ospitati presso un Centro di Prima Accoglienza per minori stranieri non accompagnati. Nel nostro Paese esiste una precisa normativa che riguarda questo tipo di accoglienza. Nello specifico, il DDL Zampa, approvato in via definitiva il 29 marzo dello scorso anno, prevede che la permanenza dei minori nelle strutture di prima accoglienza e identificazione sia di trenta giorni al massimo, contro i novanta previsti dalla precedente legislazione. Manneh, Sakho, Abdoulaye e Ismaila, dal loro arrivo a Palermo, sono ancora ospitati nel CPA cui sono stati assegnati al loro arrivo, il Centro Asante. In questo lungo periodo, i ragazzi hanno iniziato un importante percorso d’integrazione, anche grazie al supporto degli operatori e dei mediatori culturali del centro. Hanno cominciato ad ascoltare musica assieme e hanno scoperto che, proprio grazie alla musica, le loro identità si univano. Un pomeriggio uno di loro ha spento il lettore mp3 e ha guardato gli altri. “Possiamo farlo anche noi” ha detto.
I Booku Ndal si sono integrati con il quartiere cui fanno riferimento e in cui nasce la loro musica, Ballarò. Si sono esibiti in diverse occasioni a Palermo e hanno suonato sul grande palco allestito in piazza Bellini il 5 ottobre scorso. Il sindaco Leoluca Orlando li ha voluti come ospiti nel grande concerto del 31 dicembre, al fianco di Edoardo Bennato e degli altri grandi artisti che hanno partecipato all’evento.
Il centro che li ospita, in occasione delle festività natalizie, è stato oggetto di visita da parte del sindaco di Palermo che ha auspicato che il sesto piano della grande struttura, a tutt’oggi inutilizzato, possa essere aperto e attrezzato proprio per gestire questo limbo creato dalla legislazione vigente. Ma alle parole, non è seguito nessun fatto. Anche Andrea Iacomini, portavoce di Unicef che aveva incontrato i ragazzi più volte, era entusiasta di loro. Negli ultimi mesi ai Booku Ndal sono state fatte tante promesse. “Vi faccio conoscere in tutto il mondo, vi faccio fare tour con artisti internazionali, ci hanno detto più volte – racconta Ismaila Kouyate – ma ora siamo qua e non sappiamo dove dobbiamo andare. Prima eravamo tutti minorenni, oggi possiamo firmare un contratto. Abbiamo un CD con cinque brani pronti. Intanto stiamo studiando e lavorando. Ma oggi ci dicono che dobbiamo andarcene non solo da qua, ma da Palermo. E dopo di noi, cosa succederà agli altri che compiono diciotto anni quando non ci sarà posto negli SPRAR? Chiameranno la Polizia per buttarli fuori?”. La delusione dei ragazzi è grande e anche quella degli operatori che si sentono impotenti di fronte al problema. “Così rimaniamo senza niente – dice Sakho Yankhoba – ancora una volta. Questo anno e dieci mesi per noi diventa all’improvviso zero.” Ismaila Kouyate riprende la parola: “Io sto andando a scuola, una scuola industriale, ma se oggi mi mettono fuori come posso continuare a studiare?”. In questo momento, si stima che a Palermo ci siano oltre 500 minori non accompagnati accolti dalle strutture preposte. Ognuno di loro, nel giro di qualche anno, diventerà maggiorenne. La preoccupazione dei Booku Ndal oltre a quella di non poter continuare a fare la loro musica, è quella del destino di tutti quelli come loro che stanno affrontando il processo d’integrazione e trovano davanti a sé l’impossibilità di andare avanti e il rischio “di rimanere senza niente ancora una volta”.
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