
Riformare al meglio il Regolamento di Dublino, rompendo il muro imposto dai Paesi di Visegrad – Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca – imporre un sistema delle quote di rifugiati obbligatorio e porre fine all’atteggiamento predatorio delle imprese, anche italiane, che operano in Africa: questa la ricetta sulla questione dei migranti che propone in un colloquio con l’agenzia DIRE Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente dell’Europarlamento, esponente del Movimento 5 Stelle.
Gli esponenti pentastellati, ricorda ancora, avevano chiesto “più coraggio e ambizione. Ma i Paesi di Visegrad hanno fatto muro”. Resta quindi valida per il Movimento la distinzione tra migranti economici e rifugiati, che alcuni difensori dei diritti umani cercano di superare? “Sì, l’abbiamo sempre ribadita: i primi sono protetti da convenzioni internazionali di cui anche l’Italia è firmataria, i secondi no. Però il problema dei migranti economici permane”.
La soluzione, per il vicepresidente dell’Europarlamento, si trova cambiando le politiche nei Paesi di partenza, “tra cui anche l’operato delle multinazionali italiane nell’Africa subsahariana”. Quanto al sistema di ricollocamento, “vorremmo che fosse strutturale e automatico, e soprattutto obbligatorio e preventivo. Finora ha funzionato in modo parziale, e con grandi ritardi: solo di recente sono state completate quote che erano state stabilite nel 2015”.
L’obbligatorietà del ricollocamento non va contro la posizione del Movimento, che tiene molto alla sovranità degli Stati? “Anche avere una moneta unica pone il problema della sovranità”, la replica di Castaldo. “Se dobbiamo essere un’Unione di Stati e di popoli, ci deve essere un’applicazione della sovranità e delle regole in ogni caso. Non si può chiedere di applicare in modo ferreo le regole in campo economico e monetario, e poi quando si parla di solidarietà – che, ricordo, è un principio dei trattati europei, non un mero auspicio – vedere che Paesi come Francia e Spagna si chiamano fuori. Nel periodo dell’emergenza migratoria ci hanno persino chiuso i porti. Insomma serve coerenza”.
Alessandra Fabbretti – Agenzia DIRE
www.dire.it
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