
di Mauro Seminara
Cinque sbarchi di migranti giunti con le proprie barche fino alle acque territoriali italiane in completa autonomia, ma anche di una sottile pioggerellina che ha accompagnato parte della giornata lampedusana del primo giugno. In sequenza distanziata di qualche ora l’uno dall’altro, quelli che ormai vengono definiti “eventi migratori” hanno impegnato le motovedette di Guardia Costiera e Guardia di Finanza per tutto il giorno con la solita prassi dell’intervento di polizia in acque territoriali per “immigrazione clandestina” ma con il trasbordo in sicurezza dei migranti sulle motovedette come avveniva al tempo in cui questi venivano classificati come “eventi SAR” (di ricerca e soccorso) e l’ufficio comunicazione della Guardia Costiera ne dava opportuna notizia. Tempi ormai lontani, sia quelli dei soccorsi appena appresa la notizia dell’imbarcazione in condizione di distress (troppo carica e priva dei requisiti minimi di sicurezza a bordo) che dell’ufficio del Comando generale delle Capitanerie di Porto che non si vergognava di informare la stampa, quindi la popolazione, di aver preso a bordo dei “clandestini”.

Oggi quel reparto comunicazione, fatto di militari della Guardia Costiera iscritti all’Ordine dei Giornalisti come il proprio comandante, viene meno agli obblighi sanciti dall’Ordine di appartenenza di chi vi lavora e perfino dalle consegne previste dal Piano SAR recentemente rinnovato con espressa menzione a questo preciso dovere. Un dovere cui la Guardia Costiera, dal proprio ufficio comunicazione, non risponde neanche se espressamente interrogata con e-mail e forse ormai solo per sbaglio risponde al telefono. Le uniche eccezioni sono quelle che riguardano alcuni giornalisti italiani cui pare il comandante di questo ufficio risponda personalmente e con estremo riguardo. Tutto chiaramente documentabile, dalle richieste di informazioni mai evase alle risposte preferenziali a singoli rappresentanti della stampa italiana.

In questo contesto, sempre più buco nero del Mediterraneo anche grazie ai silenzi degli uffici relazioni esterne di chi opera fermi in assetto polizia giudiziaria o soccorsi con trasbordi, proviamo a comunicare e per quanto possibile anche documentare fotograficamente ciò di cui l’Italia sembra vergognarsi al punto da fare di tutto perché tali notizie – pur di poco conto – scompaiano dai giornali. Si tratta in questo caso di 120 persone arrivate dalla vicina Tunisia, pochi giorni dopo il vertice italo-tunisino in cui il ministro degli Interni aveva vantato la volontà del governo nordafricano di collaborare al controllo dei flussi migratori in cambio di aiuti da parte dell’Italia per risollevare l’economia nazionale.
Cinque barche che probabilmente smentiscono gli annunci e la propaganda secondo cui la necessità di migrare può essere controllata. Cinque barche che sono state avvistate con buona probabilità in acque internazionali, “agganciate” in acque territoriali, trasbordate su motovedette e sbarcate le persone che le occupavano nel porto di Lampedusa nel più rigoroso silenzio nazionale. Una giornata, quella di Lampedusa, in cui la pioggia e gli sbarchi hanno caratterizzato la giornata del segreto di Pulcinella: i migranti arrivano lo stesso, senza navi ONG e malgrado gli accordi di esternalizzazione delle frontiere.

I primi due barchini sono arrivati durante la notte, rispettivamente con 16 e 11 migranti di nazionalità tunisina. Altri 19 si trovavano su un terzo barchino giunto in acque territoriali già durante il giorno. Alle sei del pomeriggio è poi arrivata in porto una motovedetta della Guardia Costiera con altri 24 giovani tunisini. Non tardano a palesarsi nelle stesse acque altri 50 migranti, anch’essi partiti dalla Tunisia. A bordo anche tre minori e due donne. Minori che stanno in braccio ai familiari, e che con essi ha dovuto lasciare casa e patria. Al termine della giornata erano 120 i tunisini sbarcati a Lampedusa, con un totale di 150 persone nel centro di accoglienza contando anche una trentina di persone rimaste in struttura dopo i precedenti arrivi. Le foto che seguono documentano gli ultimi due sbarchi, rispettivamente ad opera di Guardia Costiera e Guardia di Finanza.







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